Bella vita ad Anacapri

Dove (01/09/2003)

Finalmente settembre!, sbottano i capresi, stressati dalle valanghe di turisti mordi e fuggi. Basta con gli aperitivi in piazzetta dai prezzi alle stelle, con la folla degli attempati vitelloni e lo struscio davanti alle vetrine miliardarie di via Camerelle. Se il fuori stagione elimina gran parte di chiasso e volgarità, riportando l'isola a scomparse dolcezze, i tormentoni estivi hanno indotto gli habitué più famosi, come Luca di Montezemolo, Diego Della Valle, Lucia Annunziata, a migrare ad Anacapri, paesino a nido d'aquila sui roccioni che sovrastano i bagni di Tiberio. Un rustico verso il faro di punta Carena per l'Annunziata, una villa fra le casette arabeggianti di Caprile per il presidente della Ferrari e, per l'imprenditore marchigiano, la magione più nobile, torre Materita, ricca di storia e di storie, ex cenobio certosino, ex rifugio dello scrittore svedese Axel Munthe, ex teatro dei festini del precedente proprietario, si sussurra così, ma privatissimi. Oggi sono eleganti e discrete le feste a cui Antonio D'Amato, presidente di Confindustria, proprietario dell'azienda agricola Damecuta (una villa sontuosa), invita ospiti come Franco Tatù, Cesare Romiti e Anna La Rosa. E la vita degli anacapresi, veri o adottivi, scorre in sordina, nelle case private e sulle terrazze da cui si vede senza essere visti. Da sempre snobbatissima dai più snob dei capresi che, dimentichi dell'identità isolana, circoscrivono la vera, scintillante Capri fra la piazzetta e il Quisisana, l'Anacapri ciammurra (parola dispregiativa che per i nativi ha un solo significato: fetente) da sempre è stata preferita da gente sobria, amante del silenzio, e da scrittori in cerca d'ispirazione. Da Colette, che abitava in una casa dalle volte a vela, ad Alfonso Gatto e Antonio Ghirelli che scrivevano versi sulle mattonelle della Duchesca, rifugio del commediografo Raffaele Viviani, mentre Graham Greene stendeva i suoi best seller nella villa Il rosaio, "l'unico posto dove riesco a scrivere con leggerezza e speditezza", confessava. Oggi, ben prima del terzetto degli ultimi arrivati, qui avevano e hanno casa lo storico dell'architettura Cesare De Seta e molti giornalisti, da Giuliano Zincone a Roberto Ciuni. Smesso il ruolo di parente povera, dormitorio di bottegai e camerieri che ogni giorno scendevano a Capri per lavorare, Anacapri si concede il gusto di guardare dall'alto in basso, e non solo in senso letterale, quelli di sotto, che vivono di vasche su e giù per via Camerelle e Fuorlovado. Ai ciammurri basta un niente per godere il meglio della piazzetta. Un motorino o un taxi, una delle Fiat Marea "cabriolettizzate" con tendalini da barca, su idea di Montezemolo, e si scende a mare lungo i tornanti che regalano impagabili visioni del golfo. Per avere a portata di mano i gioielli di Chantecler, gli aperitivi sotto gli ombrelloni, i sandali di Martine Clay e i golfini multicolori di Russo. E risalire poi, dopo il colpo di vita, ai silenzi di un'anabasi campagnola, alle passeggiate in paese, di sera semibuio e deserto. Alle soste sul sagrato di Santa Sofia, sulle panchine di ceramica decorate da Sergio Rubino, che ha la bottega in fondo al borgo (ma anche a New York). Alle cene con gli amici in giardino, tra gerani e olivi. Con lo stile intramontabile e classico che è uguale a quello, ormai perduto, della Capri dei tempi d'oro. "Mentre le signore la sera erano elegantissime, con i pigiami palazzo di Irene Galitzine e le camicie di Emilio Pucci, noi vestivamo con semplicità", ricorda Beppe Modenese, per anni habitué dell'isola. "Camicie di lino bianco, pantaloni di lino blu, un golfetto buttato sulle spalle, mocassini o scarpe di corda. Uno stile che affonda nella tradizione e che oggi è riproposto da grandi firme." Se le sfilate primavera-estate 2004 hanno portato in passerella ragazzi con l'aria di rampolli di buona famiglia, i chinos con la piega di Prada e Ralph Lauren, le polo di Fred Perry, i cardigan anni Cinquanta firmati da Malo, i pullover in stile tennis di Burberry, Barbera e Pringle, resuscitati alla grande dopo anni di letargo, il New York Times ha proclamato le calzature più cool del momento i sandali infradito, da cinquant'anni cavallo di battaglia dell'anacaprese Antonio Viva, che in poche ore li fa su misura di tutti i possibili colori. Mentre gli arbitri elegantiarum dell'isola sono concordi: gli eredi delle zabbatiglie sono i mocassini Tod's. "Mai leziosi interpretano la tradizione, entrano nei nostri ricordi", spiega Anna Maria Boniello, l'Elsa Maxwell locale, corrispondente da Capri per Il Mattino di Napoli, "come i mocassini senza suola che si usavano negli anni Cinquanta." Da alternare con le Superga bianche o blu o con le Adidas di Yohji Yamamoto, "leggere, comodissime", dice Tonino Arcucci, ciammurro calato a Capri che nella sua boutique Blu concentra moda di ricerca per signore non banali: spesso pezzi unici sobri e raffinati, primi fra tutti le creazioni e i gioielli di Maria Calderara. Ma l'outsider che ha trionfato ovunque, caposaldo delle collezioni uomo, da Aspesi a Valentino, da Hermès a Gianfranco Ferré a Ermenegildo Zegna, è la camicia bianca, protagonista di un clamoroso boom sull'isola di Tiberio. Merito di Tony Ajello, 28 anni, inventore di 100 % Capri, marchio registrato e boutique in via Camerelle dedicati al lino candido (garantito da Bellora) declinato in camicie e casacche per lui e per lei, in pantaloni e gonne di tutte le possibili fogge. "Succede così che lo straniero, appena arrivato a Capri e suggestionato dalle vecchie foto di Axel Munthe biancovestito, di colpo si ammanti di bianco", ironizza la Boniello, 'mentre gli isolani veri o naturalizzati continuano a mettersi pantaloni rossi, o di tutti i colori. Meglio se un po' stinti." Quelli che, nell'euforia del dopoguerra sull'isola, cominciò a produrre in 24 ore il mitico sarto Aldo Spinella, seguito a ruota dalla miriade di artigiani che popolavano Anacapri soprattutto dopo che la nobildonna locale, baronessa Gallotta, vi aveva importato i telai per la lavorazione dei tessuti. Ora è rimasto solo l'anacaprese Nicolino, che da 45 anni veste personaggi di tutto il mondo e che taglia e cuce giacche e pantaloni di lino per Tonino Cacace, proprietario del Capri Palace. Laurea a Oxford, ammiratore di Kharzai, il presidente afghano, Cacace si è ispirato a lui per il suo look: pantaloni e camicie di lino con collo a guru e, per la sera, lunghe giacche nere di Versace; il tutto completato dalle onnipresenti zabbatiglie che gli fa su misura Costanzo a Caprile (tel. 081.837.22.04), perfette con i blazer di Armani e i completi da sera. "Anacapri, luogo dell'anima, ti costringe a inventare un tuo stile, un mix di estrema semplicità e, se si vuole, di lusso. Il bello dell'isola è proprio la sua interezza, 2000 anni di storia e un mucchio di diversità che la rendono unica." Come è unica Anacapri: villaggio, più che luogo di villeggiatura, che si raggiunge percorrendo un vialone alberato, fino a scoprire il labi - rinto di stradine, la chiesa barocca di San Michele con il Paradiso terrestre in maioliche del Settecento, la piazza davanti a Santa Sofia, i negozi senza storia, benché qualcosa si muova anche qui. Ha appena aperto i battenti la Capricorno Gallery, diretta da Antonina Zaru, in passato alla guida di musei di arte contemporanea a New York e a Tokyo, proprietaria di una home gallery giù a Capri. Ed è arrivata fin qui anche un'istituzione caprese, la Libreria La Conchiglia, cenacolo culturale di Ausilia Veneruso e Riccardo Esposito, editori di volumi sull'isola e organizzatori di eventi. È loro il catalogo del nuovo museo - la collezione Raskovich, 31 dipinti dell'800 raffiguranti Capri e Anacapri - inaugurato nella Casa Rossa, torre aragonese, oggi miscellanea di bifore, merli, frammenti di epigrafi romane. Fuori del centro, vicino al Capri Palace, Villa San Michele, luogo di raffinata cultura, buen retiro di Axel Munthe, ora ospita Peter Cottino, viceconsole onorario svedese con moglie napoletana. Per il resto, la giornata anacaprese ha le sue tappe obbligate: per la colazione verso le 11 e l'aperitivo, la pasticceria Ferraro, dove Massimo D'Alema si consolava con caffè d'orzo dopo essersi dimesso da premier e Bassolino in bermuda sorseggiava granite. Si scende a mare, in autobus o in taxi, per prendere il sole a Gradola da Giovanni Tessitore: tre ombrelloni, alici fritte e caponata da ricordare. Oppure, nei pressi della Grotta Azzurra, il vero affare dell'isola (in territorio anacaprese, sottolineano con orgoglio), si raggiungono i bagni Nettuno, terrazzine a picco sul mare che ospitano poche sdraio ciascuna. Sollievo contro la calura, il ristorante ombreggiato dove si serve pezzogna all'acqua pazza, l'ottimo pesce locale, e bottiglie di Falanghina fresche. Più selvaggio il Lido del faro, a punta Carena, all'estremo sud, tra strapiombi frastagliati e grotte segrete. Qui si nuota in un mare dai riflessi cobalto e turchese, ci si riposa sulla grande terrazza, si gusta il pesce alle verdure. A fine giornata, di rigore una sosta al centro benessere del Capri Palace dove il professor Francesco Canonaco, scienziato e ricercatore, ha brevettato il peeling per abbronzarsi meglio, e trattamenti da cui, si sussurra, si esce ringiovaniti. In nome della linea si cena al ristorante, dove lo chef Oliver si cimenta in saporiti menu biologici a 800 calorie, dolce compreso. Da non perdere, però, l'aperitivo sulla terrazza dell'hotel Caesar Augustus, belvedere mozzafiato sul mare. A cena, il ristorante più apprezzato è il Cucciolo, verso i ruderi di villa Damecuta, dove ordinare il triangolo di paste con gamberi freschi e zucchine. O il pergolato del ristorante Da Gelsomina, che offre alici marinate e coniglio all'isolana. Davanti, solo mare, cielo, rocce.