Tutti erano a Capri. Solamente uno mancava: Johann Wolfgang von Goethe. La barca, con la quale egli il 30 marzo 1787 ( “ avevo una splendida opinione solo per il momento di poter godere, ma il mar di mare, mi assalì improvvisamente”) e di nuovo il 16 maggio 1787 sull’isola dei poeti e degli amanti passò con la barca a vela , ero nella seconda traversata tra le scoscese rocce diventato quasi naufrago. Perciò Capri diventa di Goethe “Viaggio italiano” come la “ pericolosa isola rocciosa”. Egli fu “contentissimo di averla lasciata dietro di sé”.
Così perse l’occasione di vedere il luogo ideale degli italiani. Un’isola, che più tardi primeggia per la moda, per lo stile di vita e per l’alta società. Tuttavia alt! Prima di arrivare a Sophia Loren ed all’invenzione dei pantaloni capresi, dobbiamo chiarire chi bisogna ringraziare per i suoi 10 km quadrati e per essere considerata un’isola magica.
Né le stelle e neanche le stellette furono gli scopritori della Legenda, ma il più giovane sconosciuto dei poeti romantici e geologo per hobby August Kopisch, l’autore della poesia: “Gli gnomi di Colonia”. Come tutti i Romantici anch’egli era alla ricerca dell’ispirazione. Blu come la forza della nostalgia, dell’infinito ed anche della morte. Fu affascinato dall’azzurro brillante del mare.
Ed ascoltò il racconto del pescatore caprese circa una grotta abitata da sirene e mostri.
L’audace nuotatore si lasciò trasportare dalle onde una domenica del 1826 nella grotta e diretto da allora alla sua scoperta. Con la Grotta Azzurra e con i Romantici suonarono le ore della nascita del turismo a Capri.
I capresi si inchinarono davanti agli scopritori tedeschi con una targa nella Piazzetta, la leggendaria piccola piazza del centro di Capri. La Piazzetta con i 3 Caffè è diventata il punto d’incontro dei romantici di tutto il mondo che durante l’inverno venivano sull’isola. Qualcuno credeva di essere un artista solo perché abitava sull’isola magica. Non è una meraviglia, qualsiasi punto dell’isola incanta per la sua bellezza. L’immagine si apre su un modello di un giardino, paradiso del mediterraneo, creato dall’uomo.
Qui è presente la Città di Capri posata sul monte S. Michele come voleva Dio, sospesa nel cielo. Nell’altra direzione a picco sulla montagna si trovano i limoneti e i fiori baciati dal sole. In mezzo passa la rumorosa e famosa funicolare.
Il limpido blu del cielo si apre sulle due più importanti vie d’Europa: via Camerelle e via V. Emanuele. Chi non resta ammaliato dai tradizionali laboratori dei calzolai e dalle esclusive boutiques, dal cashemere, dall’alta moda, dai profumi di Capri, o da Ferragamo, il vecchio tempio della moda, si perde nella gelateria di Buonocore. Si avvicina la nostalgia di Capri degli anni cinquanta nel momento di grande fascino.
Negli anni 50 e 60 c’erano attori di Hollywood, ricchi industriali che annunciavano al mondo che venivano a Capri. La sex-symbol Jane Mansfield con i pantaloni alla caprese dalle gambe lunghe in un film chiamato “The Wayward Bus” e Audrey Hepburn che rese idonei alla vita di società i pantaloni capresi con twinset e ballerine.
Il feeling di Capri si amplificò con la presenza di Sofia Loren. Grazie a Sofia, la divina, tutti sognavano Capri e la sua moda, simbolo di un’intera generazione.
Oggigiorno, d’estate, questo stile di vita ritorna nei mesi estivi tra la società dell’alta moda e dei Vip tra i gelati a limone e champagne a volontà. I 15.000 turisti che ogni giorno arrivano dai sovraccaricati mezzi non hanno nulla a che fare con la realtà caprese. I cacciatori di souvenirs si allungano nei 4 punti principali: Marina Grande, Marina Piccola, Capri e nella più piccola sorella Anacapri. Anche i turisti del Nord venuti a visitare Capri da 10 anni, entusiasmati da tanta bellezza, vanno via senza danni alle mura delle ville e senza distruggere la natura . A Marina Grande ci sono le barche lucide di nostalgia in file ordinate in classico stile mogano o tek.
Si può immaginare che su una di queste barche ci fosse Brigitte Bardot in bikini e con un foulard di seta al vento , in compagnia del sud americano Porfirio Rubirosa, che si vantava essere l’ultimo playboy degli anni 60. Anche lui è stato a Capri.
Julia Roberts, Mariah Carey, Harrison Ford, il presidente della Fiat Luca Cordero di Montezemolo, insieme ad Armani e Valentino appaiono in piazza nostalgicamente. Le guide descrivono che fra le sue bellezze i Faraglioni si ergono come giganti nel mare tra le festose onde, come in un sogno.
Rocce, dalle quali le sirene dell’Odissea, chiamavano con i loro canti, oggigiorno proprietà del Lido da Luigi. Entrata ed ombrellone costano circa tanto quanto le bellezze che siedono sotto con un bikini di marca. Ci si beve un Bellini e si guarda attraverso gli occhiali di Gucci. Sopra la montagna a picco si affacciano i resti della Villa Jovis, in ricordo dei tempi dell’imperatore Tiberio, dalla quale comandava le sorti del mondo.
Anche quì ci si trova in buona compagnia. Solo davanti alla Certosa, anche i più snob diventano semplici di fronte a tanta bellezza naturale.
Axel Munthe, Thomas Mann, Graham Greene, Alfred Krupp, Joseph Beuys, Maxim Gorkij, Pavel Kohut, tutti erano presenti e dominati dal desiderio di creare qualcosa: chi una casa ideale, chi un libro, chi una poesia, chi un quadro.
Solo uno ha fatto un dispiacere all’isola: il cantante Rudie Schuricke con la sua canzone sul sole di Capri. Quando tramonta il sole nel mare è uno spettacolo grandioso che un cantante non può mai descrivere.
Prendiamo l’idillio di Schuricke sui pescatori di Capri così semplici e simpatici: così nella fantasia dei tedeschi con la grande illusione della terra dove fioriscono i limoni. Gli uomini guidavano macchine Ford Capri ed i bambini mangiavano il gelato di color giallo-arancio chiamato Capri.