La costa occidentale dell'isola di Capri, nel territorio comunale di Anacapri, è considerevolmente più «dolce» di quella orientale e meridionale dal punto di vista della spettacolare verticalità delle pareti rocciose, ma è anche quella che si apre sul mare più aperto: un mare azzurrissimo a perdita d'occhio, che soltanto a Nord Ovest è chiuso dal profilo di Ischia. Fare la conoscenza di questo tratto di costa può essere un'esperienza davvero appagante, sia che il percorso venga compiuto in barca, sia che, come oggi vi voglio consigliare, lo si affronti a piedi, seguendo il suggestivo Sentiero dei Fortini, che da ormai una decina di anni è stato sistemato con notevole cura dal Comune di Anacapri.

II Sentiero dei Fortini - poco più di cinque chilometri di lunghezza, con un dislivello di circa 120 metri, tempo di percorrenza ideale, soste comprese, quattro ore - viene così chiamato perché, appunto, collega tutti i «fortini» che su questo versante dell'isola erano stati edificati dapprima come torri di avvistamento delle navi corsare dei Saraceni, e che poi erano stati ristrutturati e muniti di valide artiglierie dagli Inglesi, allorché, a inizio Ottocento, incominciò a farsi sempre più concreta la minaccia di un colpo di mano da parte di re Gioacchino Murat per riprendersi quella specie di «Gibilterra napoletana» che impunemente lo sfidava proprio davanti alla sua capitale. Il colpo di mano, come si sa, riuscì a perfezione: ai primi di ottobre del 1808, truppe franco napoletane, dopo aver inscenato due finti tentativi di sbarco nei muniti approdi di Marina Grande e di Marina Piccola, aiutandosi con scale a pioli e funi riuscirono a mettere piede sull'isola proprio da questo versante, scegliendo di farlo sulla «impossibile» riva scoscesa di Orrico, non lontano dalla Grotta Azzurra. Da lì, vincendo una serie di scontri a fuoco, riuscirono ad arrampicarsi fino ad Anacapri, che presero, per poi salire a Monte Solaro, il punto più alto dell'isola, in modo da mettere nel mirino dei propri cannoni la piazzaforte di Capri, che nel giro di un paio di settimane dovette capitolare. Per il suo comandante inglese, Hudson Lowe, si trattò di uno scacco bruciante, e la sua carriera ebbe a soffrirne parecchio, visto che venne destinato a un'altra assai più isolata e desolata isola: Sant'Elena, nell'Oceano Atlantico, dove gli toccò il malinconico ruolo di carceriere di Napoleone.

In pratica, il Sentiero dei Fortini collega la Grotta Azzurra (più precisamente: la curva della rotabile che sovrasta Punta dell'Arcera) alla cala del Faro di Punta Carena. Lo si può percorrere agevolmente nei due sensi, ma io vi consiglio di prenderlo partendo dalla Grotta Azzurra, il che vi potrà garantire, almeno all'inizio, un percorso un po' meno faticoso, e di farlo possibilmente di buon mattino, in modo da camminare seguendo il corso del sole. Di qui si incomincia in discesa tra forti profumi di fico e di carrubo, e dopo cinquecento metri circa si è già al fortino di Orrico, cioè nel punto esatto di quell'epico fatto d'arme che ho descritto poco fa. A Orrico, tra l'altro, si può decidere di fare una piccola diversione e scendere al mare. Se la vostra passeggiata si svolge a pochi giorni di distanza da una forte mareggiata, un ottimo consiglio è quello di farlo senz'altro, giacché a Orrico potrebbero essere ancora piene d'acqua le piscine naturali che, divise dal mare dagli scogli, si riempiono quando c'è tempesta, e offrono così l'occasione di un meraviglioso bagno in (quasi) perfetta solitudine. Da Orrico, il percorso prosegue superando gli avvallamenti del rio Chiuso e del rio Cesa, e permette di godere la vista della cala del Rio, una specie di profondo «fiordo» in cui il mare si incunea penetrando nel bacino creato dal più grosso alveo di scolo delle acque piovane dell'intera isola.

Più avanti, a circa metà del tragitto, ecco per l'appunto il fortino di Mezzo, sopra Punta Campetiello, e. circa seicento metri oltre, la cala di Mesola. Anche questo è un punto particolarmente invitante per un bagno ristoratore: con una breve diversione, si raggiunge infatti una agevole discesa a mare che rappresenta ormai una delle più valide alternative agli stabilimenti balneari attrezzati dell'isola. Un ponte di legno supera il rio Rosola e si inoltra per un tratto abbastanza lungo nel verde dalla ricchissima vegetazione mediterranea, che è peraltro segnalato e spiegato per tutto il percorso da una serie di tabelle in maiolica, opera dal ceramista anacaprese Sergio Rubino, che nella forma rappresenterebbero una specie di erbario squadernato sul ciglio del sentiero a beneficio dei camminatori dentro questo, che a buon diritto viene definito un «ecomuseo». Dopo, c'è il fortino di Pino, che ovviamente non è il diminutivo di Giuseppe bensì il nome, di derivazione botanica, della località. Prima di ricongiungersi con la strada rotabile (quella del Faro), e magari di scendere a mare per una sosta piacevolissima ai diversi baretti della zona o all'ottimo ristorante sul mare, c'è ancora l'occasione di una vista veramente da urlo sulle cale del Tombosiello e del Limmo, il vertice sudoccidentale dell'isola.



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